A e D
Lasciate che vi racconti una storia.
Immaginate un evento A ed un evento D. L’evento A necessita della cooperazione di almeno due insiemi di eventi, chiamati A1 ed A2, perché esso avvenga. Va da sé, che per la base della statistica, la probabilità che A avvenga è uguale al prodotto delle probabilità che A1 ed A2 esistano nell’universo degli eventi. Ma A1 ed A2 sono condizionati da tutta una serie di fattori, come C, T, P, L, e così via, che ne diminuiscono via via la probabilità che essi accadano contemporaneamente (ricordando che bisogna sempre moltiplicare delle frazioni di tipo 1/x fra di loro). Tale ammasso di operazioni rende la probabilità di A prossima allo zero.
Ora immaginate un evento D. Tale evento D necessita solo ed esclusivamente di A1. Va da sé che è più probabile che esista.
Usciamo dalla statistica e andiamo al sodo. Supponiamo l’evento A essere tecnicamente verificabile con una serie di prove pratiche. Tali prove sono pur suscettibili di errore, ma pur sempre attuabili. L’evento D, al contrario non è dimostrabile con prove pratiche, di qualsivoglia natura.
Va da sé che, nonostante la probabilità di A sia infinitamente piccola, sia meglio concentrarsi su questa, giacché verificabile, che non sulla seconda.
Ma è già dimostrato dalla teoria di base che la probabilità che A avvenga sia nulla. Quindi per quanto si facciano prove tecniche e dimostrazioni, si trovano sempre più prove che A non sia avvenuto, piuttosto che il contrario. Quindi possiamo solo dimostrare la non esistenza di A, mentre l’esistenza di un qualcosa che sfiora lo zero è dimostrabile solo teoricamente.
Si potrebbe anche dire che D è fatto di A, ed allora cadrebbe anche D, peraltro. Se escludiamo questo, invece, allora D è più probabile che esista anche se non lo dimostreremo mai.
Ecco perché, nonostante entrambi siano astrazioni della nostra mente, sembrerebbe più facile credere in Dio che nell’Amore. Beato chi crede in A dunque, perché io ho solo prove della sua non esistenza in mano, più di quante ne abbia per la non esistenza di D.
(ma si diceva anche che non bisogna usare la logica in Amore, ergo…)







Potrei dire che credo in entrambi ma non sarebbe esatto. Io so che esistono entrambi perchè ho potuto verificare con mano che è così. Certo la mia verifica non è replicabile e vale solo per me. E potresti tranquillamente dire: ok me ne frego. Ma non cambierebbe la sostanza della mia esperienza. Quando arriverai anche a te alla stessa esperienza fammi un fischio che voglio vedere le tue reazioni.
9 luglio 2011 alle 14:17
non ho nessuna intenzione di mettermi a fare commenti pseudofilosofico-religiosi. è tardi, ho sonno e sono appena riuscita a chiudere la finestra di twitter…però,boh, insomma, mi piace questa storia di A e D,ecco. e alla fine tengo per A, comunque.
17 luglio 2011 alle 23:55
DiMenticavo: grazie :*
18 luglio 2011 alle 16:03
CREDO che ognuno CREDA in quello che lo fa stare meglio, indipendentemente dalla sua esistenza (o meno) verificata.
Anche io faccio il tifo per A, perchè mi dà sicuramente più certezze di D. E mi incazzerei di brutto se qualcuno mi dicesse che non esiste.
E mi sono incasinata un sacco a leggere questo intervento, ma va beh.
P.S. Odio la statistica e il calcolo delle probabilità. Sono due smorfiosi che pensano di sapere come andrà a finire. E non sanno proprio niente u.u
18 luglio 2011 alle 15:11
Veroooo, li odio anche io! E non sai quanto mi sono incasinato io se arrivo a scrivere queste cose, chérie… :)
18 luglio 2011 alle 16:02
In realtà l’ho pensato, che forse hai qualche problema oltre a quello dell’orecchio tappato!! ahah! Ma…mi piace quello che scrivi. u.u
18 luglio 2011 alle 17:46